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17 AGOSTO 2009
Oggi lasciamo il Mar Morto: destinazione il deserto del Negev, e più precisamente Sde Boker. Ma prima ci fermiamo a visitare Masada, che tra l’altro è patrimonio dell’UNESCO. Si tratta di una fortezza costruita su una delle alture che circondano il Mar Morto e che nell’epoca romana divenne l’ultimo baluardo della resistenza ebraica ai romani. Dopo un lungo assedio durante anni cadde in mano agli stessi romani che, una volta entrati nella fortezza, si resero conto che non avevano incontrato alcuna resistenza a causa del suicidio collettivo dei suoi abitanti. In sostanza, gli ebrei preferirono togliersi la vita piuttosto che diventare schiavi dei romani (salvo alcuni bambini e alcune donne). Proprio per questa ragione, Masada è diventato uno dei più importanti simboli di Israele: il giuramento delle reclute dell’esercito israeliano si svolge al grido “Mai più Masada cadrà” (per il simbolo che rappresenta la fortezza è oggetto di un ferreo controllo da parte dell’esercito israeliano: ci sono controlli all’ingresso, già quando si è in auto).
E’ possibile accedere alla fortezza sia dal Mar Morto sia dall’interno del deserto. L’accesso dal Mar Morto (obbligatorio, di fatto, per chi si trova sulle rive del mare) è suggestivo per il panorama e consiste o nel sentiero che si arrampica su per l’altura (c.d. “sentiero del serpente”) o nella funivia che passa sopra questo sentiero. Mentre l’accesso dall’interno del deserto non é così suggestivo e consiste in un sentiero che si arrampica su per l’altura e costeggia il terrapieno costruito dai romani per accedere alla fortezza).
Alla fortezza accediamo per forza di cosa dalla parte del Mar Morto. Prendiamo la funivia perché già alle 9:30 il sole è implacabile. Consiglio: cappello, crema solare e tanta, tanta acqua. Qualche intrepido sale a piedi: il problema è il caldo: e infatti gli intrepidi già arrivati in cima sono sull’orlo del collasso (sudatissimi e completamente paonazzi). Quindi, a meno che non decidiate di partire all’alba o comunque andiate in un periodo in cui non fa particolarmente caldo, prendete la funivia!!!
La visita della fortezza dura ben due ore – due ore e mezza, ma ne vale proprio la pena: è tutto molto bello e molto interessante.
Conclusa la visita, ci mettiamo in viaggio per Sde Boker che raggiungiamo in un’ora e mezza circa. Ci accolgono i genitori della moglie del nostro amico Alon, Ilill, i quali gentilmente ci ospiteranno per una notte a casa loro. Il padre di Ilill ci accompagna a fare un giro turistico di Sde Boker, un kibbutz, oggi di ragguardevoli dimensioni, dove ha vissuto per lungo tempo il primo ministro Ben Gurion e sua moglie (vivevano in una piccola casetta del kibbutz e come tutti gli altri abitanti a turno si dedicavano ai lavori manuali e quotidiani del kibbutz) e dove entrambi sono sepolti.
18 AGOSTO 2009
Ristorati dalla cena e dal pernottamento dai gentilissimi genitori di Ilill, riprendiamo la nostra auto e ci dirigiamo a sud, sempre nel deserto del Negev. La nostra destinazione è Mitzpe Ramon, un piccolo paese che si affaccia sul cratere di Ramon, una formazione geologica con un’estensione di alcune centinaia di km quadrati. Val proprio la pena vedere il cratere, meglio all’alba così mi hanno detto (però per noi era decisamente troppo presto), e se si ha tempo, si può scendere anche all’interno.
Ora destinazione Gerusalemme, dove lasceremo l’auto e che raggiungiamo in due ore all’incirca. A questo proposito val la pena segnalare che per raggiungere Gerusalemme si può utilizzare la famosa autostrada 6 che consentirebbe di ridurre i tempi. Utilizziamo non questa autostrada, ma la strada principale che è in ogni caso molto scorrevole e agevolmente percorribile. La scelta è dettata dal fatto che come già accennato l’autostrada 6 richiede il pagamento di un pedaggio con carta di credito e non siamo certi degli accordi presi con Avis in merito all’utilizzo dell’autostrada. Di certo, abbiamo comunicato la nostra intenzione di utilizzarla per andare al sud: potremmo utilizzarla allora anche per tornare al nord? A scanso di equivoci, optiamo per la strada principale che è bene segnalare è abbastanza piena di rilevatori automatici per le infrazioni semaforiche ed il superamento dei limiti di velocità. Non siamo certi che siano in funzione dato che tutti gli automobilisti israeliani vanno ben oltre i limiti di velocità. In ogni caso, sono facilmente individuabili: alcune decine di metri prima del rilevatore ci sono dei cartelli recanti l’immagine di una macchina fotografica. Vale quindi la pena che chi non guida presti attenzione a questi cartelli.
Arriviamo a Gerusalemme. Mano a mano che ci si avvicina al centro, vale a dire alla città vecchia, il traffico diventa delirante. Purtroppo dobbiamo proprio andare in centro: c’è l’ufficio dell’Avis a cui dobbiamo riconsegnare l’auto. Dopo non poche difficoltà riusciamo a raggiungerlo. Tutto ok se non che scopriamo che diversamente da quello che ci hanno detto all’ufficio Avis di Ramat Gan: 1) l’auto deve essere riconsegnata entro la stessa ora in cui è stata presa (all’Avis di Ramat Gan ci avevano detto di restituire lauto entro l’ora di chiusura, vale a dire le 17; quindi, noi abbiamo restituito l’auto alle 14, ma, avendola presa alle 10, abbiamo dovuto pagare per 4 ore un giorno in più di noleggio); 2) l’addebito sulla carta di credito per l’utilizzo dell’autostrada 6 non è immediato, ma viene effettuato sulla carta di credito alcuni mesi dopo (il sistema computerizzato delle autostrade deve avere il tempo di rilevare e rielaborare i dati delle targhe).
A piedi ci dirigiamo al nostro hotel “Jerusalem Inn”: in breve lo raggiungiamo: questo è molto positivo: è attaccato al centro che possiamo, quindi, raggiungere anche a piedi. L’hotel è di poche pretese, ma molto carino. Ci rinfreschiamo e ci riposiamo: la seconda metà del pomeriggio la dedicheremo alla città vecchia di Gerusalemme.
 
 
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